incontri milano donna cerca uomo Resort a San Cataldo
la consulenza della Procura
trasmessa a Palazzo Carafa

Resort a San Cataldo
la consulenza della Procura
trasmessa a Palazzo Carafa
È stata trasmessa a Palazzo Carafa la consulenza che ha dato la svolta all’inchiesta penale sul resort di San Cataldo e che ha tacciato l’amministrazione comunale di inerzia nel pubblicizzare l’esistenza nella stessa marina di quattro zone su cui realizzare strutture turistiche. Si tratta in pratica dello studio su tutte le problematiche urbanistiche del resort, studio curato dall’ingegnere Pierpaolo Fiorentino per conto della Procura. Volumetrie, parcheggi, altezza del rudere di quello che fu l’“Hotel Bellavista” e la disponibilità di quelle ulteriori quattro zone, sono i temi che analizzerà la nuova amministrazione comunale guidata dal sindaco Carlo Salvemini, disponibile al confronto con l’impresa che vuole realizzare il resort «nel rispetto delle regole». E pronta anche a ospitare gratuitamente nell’Ostello di San Cataldo i writer dell’associazione B-Fake che hanno chiesto di dipingere, lungo il prospetto di quell’immobile abbandonato fronte mare, un grande murales. Sulla falsa riga di quanto già fatto al quartiere Stadio, per la parrocchia di San Giovanni Battista. Un modo, questo, per portare colore e speranza in un angolo dimenticato della marina e bisognoso di cure e attenzione.
Tornando al progetto di resort, del quale si parlerà certamente nelle prossime settimane, il proprietario dell’immobile e imprenditore Maurizio Guagnano, con la sua società “F31”, hanno già ricevuto copia della consulenza dell’ingegnere Fiorentino: l’inchiesta della Procura, infatti, ha riguardato anche la posizione di Maria Domenica Fauzzi, 78 anni, amministratrice della società. E l’ha valutata, quella consulenza, anche il giudice che ha accolto la richiesta di archiviazione della Procura: il giudice per le indagini preliminari, Simona Panzera, che ha condiviso l’orientamento del procuratore aggiunto Antonio De Donno e del pubblico ministero Antonio Negro.
La questione che ha dato vita al procedimento penale per le ipotesi di reato di falso e di abuso di ufficio, è stata quella delle eccessive volumetrie previste dal progetto dell’“Aparhotel”. In seguito sia il consulente della Procura che lo scomparso architetto Francesco Pellegrino e la collega Mariella Giordano, nella perizia affidata loro dalla “F31”, hanno rilevato un errore alla fonte: un errore nei dati trasmessi dall’Agenzia del Demanio alla “F31” ed impiegati dalla società per realizzare il progetto.
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Il decreto ha dunque messo fine al procedimento penale che, oltre alla Fauzzi (difesa dagli avvocati Massimo Manfreda e Pierluigi Portaluri) ha riguardato anche e l’ingegnere Luciano Ostuni, 56 anni, di Lecce, consulente urbanistico (avvocato Federico Massa); l’architetto Luigi Maniglio, 66 anni, di Lecce, nelle vesti di dirigente dell’Ufficio Tecnico (avvocato Andrea Sambati), oggi in pensione; Riccardo Loiacono, 53 anni, di Surbo, responsabile comunale del procedimento per il permesso di costruire; Valentina Battaglini, 49 anni, di Lecce, funzionario della Regione (avvocato Marcello Petrelli); e l’architetto Paolo Caputo, 67 anni, di Battipaglia, progettista (avvocato Luigi Rella).
Per il solo ex consigliere comunale, Roberto Martella, 62 anni, di Lecce, è stato chiesto il rinvio a giudizio per le false deleghe dichiarate nella Commissione Urbanistica del 21 e del 23 gennaio del 2014 in cui sostenne di avere avuto mandato dal consigliere Rocco Ciardo di dare parere favorevole al rilascio del permesso di costruire del resort.
La vicenda penale, insomma, si può dire pressoché chiusa. Resta invece da capire che peso darà Palazzo Carafa alla consulenza trasmessa dalla Procura. Perché affronta le ragioni dell’impossibilità di trasformare, con il vecchio progetto, il rudere dell’“Hotel Bellavista” nell’Aparhotel con 120 posti letto, 40 camere, ristorante, piscina e parcheggi in un’area distante dall’immobile, da collegare all’hotel con bus navetta gratuiti per i clienti del futuro resort. Soluzione pensata, questa, per ovviare alla mancanza di aree di sosta immediatamente a ridosso dell’hotel, giacché quelli presenti sul lungomare Vespucci sono pubblici e realizzati, come ovvio, per i frequentatori delle spiagge. Comunque insufficienti, ha sottolineato il consulente della Procura. Che ha detto anche altre cose che andranno ad interessare la sfera politica: se il lungomare di San Cataldo sarà inserito nel parco costiero, l’altezza attuale dell’immobile, come da progetto, sarebbe eccessiva. «Incompatibile con le caratteristiche della zona boscata, di riconosciuto valore paessagistico», le parole del consulente.
L’ingegnere Fiorentino ha poi riservato alcune considerazioni ai criteri adottati nella vecchia pianificazione urbanistica di San Cataldo e alla volontà di imprimere una svolta turistico-imprenditoriale: «Per giustificare il ricorso alla variante urbanistica in zona F39 (quella del resort, ndr), il responsabile unico del procedimento ed il dirigente dell’Ufficio Tecnico avrebbero dovuto, prima di tutto, dimostrare quali fossero i motivi per i quali quattro zone F27, destinate alla realizzazione di attrezzature turistico-ricettive, completamente inedificate, fossero inedificabili o comunque ritenuti insufficienti all’edificazione di un complesso edilizio del tipo di quello proposto nel progetto di ristrutturazione. Cioè, denunciare apertamente l’inadeguatezza della pianificazione urbanistica prevista dal piano regolatore vigente nella marina di San Cataldo e l’inerzia dell’amministrazione comunale a prendere provvedimenti». La partita, insomma, dovrà riaprirsi anche riguardo al Pug, che l’amministrazione Salvemini esaminerà presto
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Martedì 11 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 13:40
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