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La guerra dei docenti: precari contro chi parte
«Basta privilegi a chi ha già un posto in tasca». E dall’altra parte, di rimando: «Smettetela con questa guerra tra poveri». E al centro della contesa: «Non avete capito niente, dobbiamo essere uniti. Anch’io ero un precario e mi hanno messo la pistola alla tempia: o fare la domanda o rimanere fuori, come sta accadendo a voi». E subito parte la staffilata: «Basta, non dovete parlare proprio, ve ne dovete andare dove siete destinati».
Non è il dialogo a toni alti di una fiction, ma lo scontro verbale e dai toni duri tra i docenti precari e gli insegnanti che stanno raggiungendo le regioni del nord per la presa di servizio che dovranno fare domani nella scuola a cui sono stati assegnati. Lo scontro verbale si è consumato nel corso della conferenza stampa in cui il presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, ha illustrato, ai parlamentari salentini di centrodestra, una proposta di riforma della legge 107 del 2015, nota come “La buona scuola”.

Nervi tesi, anzi tesissimi, quelli dei prof che per buona parte della conferenza stampa hanno continuato a interrompere gli interventi per protestare. Un’atmosfera quasi da “classe” indisciplinata. E l’invito, più volte reiterato, sia dai parlamentari salentini di Cor (erano presenti Roberto Marti, Francesco Bruni, Rocco Palese), che dai sindacati è caduto nel vuoto. A chiare lettere una docente precaria ha sottolineato: «Le nostre posizioni sono inconciliabili. I posti che loro vogliono per non dover partire sono quelli che tolgono a noi». Questa la madre dello scontro che, a dire il vero, è andata in scena anche lo scorso anno, per gli stessi motivi, ma ora i toni si sono alzati e di molto.
Ieri mattina, tra precari e docenti che non vogliono partire, si è arrivati alle accuse reciproche. «Anche l’anno scorso avevate i figli, i mariti e i genitori ammalati, ma avete fatto ugualmente domanda consapevoli che la scelta era su cento province. Io - urla una docente delle Gae -, non ho fatto la domanda, ho deciso di rimanere con mio figlio, voi avete fatto altre scelte».

«Non è vero - hanno risposto a spron battuto i docenti che ieri mattina parlottavano tra loro della partenza prossima -, le cose non stanno così. Noi abbiamo diritto ad avere l’assegnazione provvisoria ed è inutile che accusarci di chissà cosa». Alla fine i precari sono usciti dalla sala giunta della provincia di Lecce convinti d’aver segnato gol. «Siamo stati in silenzio sinora - hanno affermato -, ma quando abbiamo deciso di farci sentire il messaggio è stato forte e chiaro». E ne hanno avute anche per il Governo e per i politici «esclusi i presenti», hanno tenuto a precisare, ma la domanda era precisa: «Dove eravate un anno fa quando si votava la riforma della scuola che ha portato in piazza un milione di docenti?» I parlamentari hanno chiarito che loro quella legge non l’hanno voluta e neppure votata. Ma anche il rimando a un anno fa ha fatto scoccare la scintilla: «Voi precari non eravate in piazza perché avete sottovalutato il problema».

Questa la mattina di fuoco, poi nel pomeriggio è arrivato il ramoscello d’ulivo dei “Nastrini rossi”: «Comprendiamo il timore dei colleghi che hanno volontariamente scelto di non aderire al piano rinviando, a data da destinarsi, la loro assunzione in ruolo e proprio per questo li invitiamo a unirsi ai “Nastrini rossi” nella battaglia per lo sviluppo del Sud» E i precari delle Gae hanno già risposto scegliendo il loro simbolo: un nastrino bianco. Le due rive del fiume rimangono lontane, quindi, e all’orizzonte non si profilano segnali di pace. Anche se i docenti neo immessi in ruolo sono convinti che «il problema non sono le legittime richieste dei docenti: lavorare e svolgere serenamente il proprio ruolo nelle scuole al servizio delle comunità, ma una legge che è stata approvata con tanta fretta e proclami che di fatto dimentica le persone e le comunità».
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Martedì 30 Agosto 2016 - Ultimo aggiornamento: 31-08-2016 14:08
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